La Chiesa Madre custode del Patrono

La Chiesa Madre
La Chiesa Madre
La Chiesa Madre
La Chiesa Madre vista dai piedi della scala
La Chiesa Madre di Santa Maria di Licodia, è l’edificio più significativo della storia licodiese.
Essa è discendente diretta dell’Abbazia Benedettina, e racchiude tra le sue mura, le uniche, e purtroppo poche, testimonianze del fasto e del prestigio che detta Abbazia ricoprì nella storia siciliana. Il diploma di Fondazione del 1143 assegna la chiesa al periodo romanico. L’unica testimonianza artistica risalente a questo periodo è la Torre campanaria. L’edificio sacro, dedicato a Santa Maria, subì durante i secoli, modifiche ed ampliamenti, in proporzione alle esigenze dei Padri e al crescente numero degli abitanti del villaggio. Nel 1205, il vescovo Ruggero dichiarava la chiesa Sacramentale. Durante il piano di rinnovamento urbano effettuato nei primi del sec. XIII, dall’abate Jacopo De Sorris, l’edificio subì certamente delle modifiche. Se infatti la forma originaria presentava elementi romanici, la chiese venne arricchita da elementi gotici, le cui tracce si possono riscontrare nella nicchia del Crocifisso, antica abside della chiesa. Gli abati che si susseguirono negli anni certamente si prodigarono all’accrescimento artistico dell’edificio, con l’aggiunta di opere d’arte. Del sec. XII era l’immagine della Madonna del Robore Grosso, proveniente dal Cenobio omonimo di Adrano, al sec. XIII appartiene il Crocifisso ligneo, al 1305 risale invece la statua lignea di Santa Gertrude, la pala di San Leone, del sec. XV decorava la cappella omonima, sotto la quale erano tumulati i padri. Durante il sec. XVI l’abate Giovanbattista Platamone, restaurò e abbellì l’edificio e principalmente la torre campanaria, nella quale fece applicare il suo stemma.
Nel secolo XVII, viene introdotto il culto al Patriarca San Giuseppe, a cui la chiesa verrà intitolata verso la fine dell’ottocento. Il terremoto del 1693, che distrusse la città di Catania e buona parte della Val di Noto, non provocò danni ingenti al villaggio di Licodia, da cui infatti partirono i primi soccorsi per Catania. Certamente però, in questo periodo la chiesa subì delle mutazioni, ne sono testimonianza, la quantità di opere d’arte di pregio che risalgono al periodo, i simulacri di San Giuseppe e San Benedetto, e alcune tele quali, l’Annunciazione e la Madonna della Cintura.
Nel 1734, la Confraternita del Santissimo Sacramento e delle Anime Purganti, istituitasi nel 17.. eresse la Chiesa dedicata al Santissimo Crocifisso o Santissimo Salvatore, affiancata alla chiesa monastica, per venire incontro alle esigenze cultuali della popolazione. Nella cripta sotto la chiesa, trovavano degna sepoltura i confrati e gli abitanti del villaggio.
Durante il secolo XIX, venne ideato un disegno architettonico unitario per la piazza, che comprendeva il disegno di una facciata unica per le due chiese. Questa venne realizzata durante la metà del secolo, è comportò un ampliamento della Chiesa del Crocifisso, ed un allungamento della chiesa di Santa Maria, ma provocò anche l’occultamento parziale della torre campanaria, che frattanto perse la sua funzione, in quanto nella nuova facciata venne innalzato un campanile a vela.
Con le leggi di soppressione degli ordini religiosi, la chiesa di Santa Maria venne incamerata tra i beni dello Stato. Nel 1880 venne restituita alla comunità per essere riaperta al culto. Nel 1919 in vista dell’aumento della popolazione, si decise di unire le due chiese, mediante l’apertura di tre archi nel muro mediano, che comportò però, la perdita di alcuni altari nelle rispettive navate. Nacque così una tipologia unica per le chiese, le due navate. La chiesa venne unicamente dedicata a San Giuseppe, mentre nel 1926 venne eretta parrocchia con il titolo di SS. Crocifisso.
Chiesa Madre
La Chiesa Madre
La Chiesa Madre
La Chiesa Madre da P.zza Reg. Elena
Ingressi
Il primo ordine
Porta di Santa Maria
Porta di Santa Maria
La facciata della chiesa, rivolta ad ovest, si erge imponente e maestosa sull’elevata piazza, e domina con la sua mole il centro storico del paese. È composta da due ordini, con tipologie architettoniche diverse, dorico e jonico. Il primo ordine, è ripartito in cinque sezioni, inquadrati da lesene doriche. I due portali, incorniciati da mostre in pietra bianca e da lunette, sono sovrastati da finestre a semicerchio, che irradiano luce all’interno dell’edificio. Le porte bronzee, sono opera moderna del M° G.Girbino. La Porta del Sole, è decorata da pannelli riportanti storie del Nuovo Testamento, le formelle della Porta Santa Maria, riproducono i santi della Chiesa locale. Al centro del primo ordine, una maestosa statua del Cristo Re, inserita negli anni ’30, impreziosisce e armonizza il prospetto.
Il secondo ordine è occupato dalla cella campanaria. È ripartito in tre sezioni, inquadrate da lesene con capitelli in stile corinzio, nelle aperture delle sezioni esterne, prendono posto le campane. Due grossi vasi ornamentali in pietra decorano l’estremità dell’ordine.
Il timpano, funge da sede per l’orologio benedettino, e corona la facciata. Agli angoli, due banderuole a vento a forma di puttini, caratterizzano la fisionomia dell’edificio. In cima, un acroterio fa da base alla croce ferrea e alle ottocentesche campane dell’orologio.
Timpano
Il secondo ordine
Porta del Sole
Porta del Sole
Navata grande
Navata grande
San Pietro
San Pietro
L’interno della chiesa si presenta spazioso e sobrio. La navata principale, è decorata da lesene doriche. Sul lato sinistro dell’arco di ingresso, base alla cantoria,  si apre la cappella del Battistero. Il fonte marmoreo, risale al secolo XVIII. Sulla parete frontale, è esposta, una moderna tela (1993), del pittore Torrisi, raffigurante il Battesimo di Cristo. L’intradosso dell’arco è decorato da due ovali affrescati con i busti dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Sul pilastro destro dell’ingresso è inserita un acquasantiera settecentesca in marmi policromi.
Fonte battesimale
Fonte battesimale
San Paolo
San Paolo
Santa Rita
Santa Rita
Nell’angolo destro, all’interno di nicchie, sono esposti due simulacri tanto cari alla devozione popolare. Nella nicchia ricavata nella facciata interna è esposto il  simulacro ligneo di Santa Rita da Cascia, donato intorno agli anni ’30 da una fedele licodiese. Nella nicchia della parete è collocato il simulacro del Taumaturgo Sant’Antonio di Padova, simulacro in gesso dei primi decenni del ‘900, un tempo esposto sopra un altare laterale della ex chiesa dei Benedettini.
Sant'Antonio
Sant'Antonio
La Madonna del Carmelo
La Madonna del Carmelo
Anime del Purgatorio
Le anime del Purgatorio
Il primo altare marmoreo, è dedicato alla Beata Vergine del Carmelo, eretto a spese del sacrista Furnari Salvatore nel 1933, al posto del precedente altare. È molto semplice e sobrio, e non riporta nessuna decorazione particolare, fatta eccezione per il tabernacolo a tempietto, con colonnine nere a capitelli corinzi. Nella grande nicchia si venera il simulacro liberty in gesso della Madonna. Questo venne donato alla chiesa dal signor Salvatore Anile nel 1902, ed essendo la prima statua della Vergine del Carmelo a Licodia, è stato da sempre particolarmente venerato dai fedeli. Nel 2002, in occasione del primo centenario, è stato restaurato e riportato alla sua originale cromatura, e solennemente incoronato, durante la festa Patronale, per mano della discendente del donatore.
Sotto la mensa dell’altare, è collocato il gruppo statuario in cartapesta, delle Anime del Purgatorio, di cui la Vergine del Carmelo è particolare protettrice.
Il simulacro della Madonna del Carmelo
Il simulacro della Madonna del Carmelo
Santa Cecilia
L'ingresso laterale
Oltre l’altare, si apre la nicchia dell’ingresso laterale della chiesa, sovrastato dall’ovale con Santa Cecilia, protettrice dei musicisti.
Santa Cecilia
Santa Cecilia
La Madonna Assunta
L'altare della Madonna Immacolata
Il secondo altare è dedicato all’Immacolata. L’altare in marmi policromi, molto ricco di bassorilievi e dorature, fu eretto nel 1918 dal sacerdote Giuseppe Ronsisvalle. Il tabernacolo è composto da quattro colonnine in marmo bianco con capitelli corinzi, che fanno da supporto al timpano dentellato. Nello sportello ligneo del tabernacolo è raffigurato l’Agnus Dei e il calice Eucaristico. Nelle fasce laterali, due bassorilievi tra motivi floreali, riportano il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria. Quattro semplici colonne reggono la mensa. Il paliotto è abbellito dal monogramma mariano circonfuso dalle dodici stelle a dalla falce della mezza luna.
La tela sovrastante, bellissima opera di ignoto autore del settecento, rappresenta l’Immacolata Concezione assunta in cielo e incoronata dalla Santissima Trinità. La Madonna è il fulcro di tutta l’opera, troneggia sulle nubi circondata dagli angeli. Il capo dell’Immacolata è circondato dalle dodici stelle, il volto dolce e radioso è reclinato verso i fedeli, le mani sono giunte in preghiera, il piede poggia sulla falce lunare e calpesta il serpente, che stringe in bocca la mela del peccato originale. Un angelo stringe un giglio in mano e indica Maria come modello di purezza e candore. La Santissima Trinità occupa il secondo ordine del dipinto. Il Padre è iconograficamente rappresentato come anziano canuto, la mano destra regge la corona, mentre la sinistra stringe il globo terracqueo e lo scettro. Il Cristo è dipinto risorto e vittorioso, nella mano sinistra regge il diadema con cui cingerà il capo della Madre, mentre con la destra sostiene la Croce. Lo Spirito Santo sotto forma di Colomba aleggia sul capo della Vergine. Nella tela si contemplano i tre misteri fondamentali del culto alla beata Vergine Maria, la sua estraneità al peccato fin dal concepimento, la sua assunzione in cielo in anima e corpo, e infine la sua gloria come regina del cielo e della terra.
Particolare del quadro
Particolare della tela
Pulpito
Il pulpito
Il pulpito ligneo affianca l’altare. Venne donato alla chiesa dal signor Giuseppe Ardizzone Sotera nel 1911. È decorato da fregi dorati con foglie d’acanto, girali, e puttini. Nel baldacchino troneggia la Colomba dello Spirito Santo tra i raggi. Sui lati del parapetto, tre rosoni contengono iscrizioni devozionali, e la raffigurazione del Santissimo Sacramento.
Pulpito
Particolare del pulpito
Absie
Il catino absidale
Sposalizio
Sposalizio
L’abside è delimitata dall’arco trionfale, poggiante su due massicce colonne doriche. Gli affreschi che la ornano rappresentano,  lo Sposalizio della Vergine, il Transito di San Giuseppe, mentre nel catino è raffigurata il Santissimo Sacramento adorato dagli angeli.
Transito di San Giuseppe
Transito di San Giuseppe
L'Altare maggiore
Altare Maggiore
L’altare maggiore in marmi policromi, risale al secolo XVIII, ed è l’unico originale della chiesa, gli altri sono tutti rifacimenti di epoca moderna. Occupa quasi per intero la superficie dell’abside. Lesene e colonnine corinzie, in marmo verde, decorano le fasce e il monumentale tabernacolo di forma circolare, ingentilito da quattro colonnine e dalla cupola. La mensa è retta da quattro colonne in marmo bianco con foglie d’acanto alla base. Gli arredi lignei che adornano l’altare risalgono al secolo XVIII. Sei candelabri, alternati a quattro vasetti, abbelliscono la parte superiore. Degno di attenzione lo sportello del tabernacolo, con l’ immagine dell’Agnus Dei assiso sul libro dei sette sigilli, per la sua eleganza e raffinatezza.
Tabernacolo
Tabernacolo
La Sacra Famiglia
La Sacra Famiglia
La grande pala della Sacra Famiglia con San Giovannino, sovrasta l’altare e domina l’intera navata. La  tela centellinata, inquadrata da cornici intagliate del ‘700, è opera magistrale, del grande pittore catanese Giuseppe Rapisardi, del 1841. Nella tela è catturato un attimo dell’intima serenità della Famiglia nazarena. Il Santo Patriarca guarda con tenerezza e devozione la Sposa, la Vergine con infinito amore materno osserva il pargoletto Gesù che stringe a se, ai piedi di Gesù, il cugino San Giovanni ammira il Figlio di Dio fatto uomo. Alle spalle della  Madonna, un vaso dalla forma classicheggiante, fa da supporto ad un candido giglio, simbolo di purezza e giustizia. Un panorama prettamente etneo, si scorge dalle finestra illusoriamente aperta alla sinistra del dipinto. Nella parte superiore due angeli, osservano in atteggiamento orante la scena.
La Sacra Famiglia
La Sacra Famiglia
Volta
Volta
Le tre virtù teologali
Le tre virtù teologali
La volta della navata, fu affrescata come il resto della chiesa, dai fratelli Carmeni nel 1932, con santi e figure allegoriche. Al centro della volta è raffigurata la Gloria di San Giuseppe, attorniato dalle lunette con i quattro evangelisti e dalle figure della Fede e della Giustizia e delle Tre virtù teologali.
La Gloria di
San Giuseppe
Organo
L'organo
L’organo a canne, è un opera moderna della ditta Ruffatti di Padova, in sostituzione dell’antico organo a canne del settecento andato perduto a causa dei bombardamenti della  II guerra mondiale.
San Benedetto
San Benedetto
La navata laterale è decorata da coppie di lesene scanalate di ordine dorico. Addossata al pilastro che regge l’arco della cappella del Crocifisso, sopra un abaco è posizionata la bellissima statua lignea di San Benedetto Abate. Il simulacro risale con certezza al sec XVII, opera di maestranze estere. Il volto espressivo del Santo è catturato in un momento di estasi, le mani nodose stringono al petto il pastorale ligneo. Dalle braccia pendono le pesanti maniche della cocolla benedettina, abito monastico usato durante le liturgie. Ai piedi del santo è adagiata la mitria vescovile, ricca di fregi ornamentali. Un antica leggenda popolare è legata al simulacro, si dice infatti che esso non possa essere condotto in processione, poiché provocherebbe un forte uragano. Le leggenda è stata accreditata dall’assoluta assenza di processioni in onore di San Benedetto nella storia licodiese, causando anche una scarsa devozione nei fedeli. Dagli ultimi anni si cerca di sfatare questa banale diceria è il santo viene solennemente celebrato l’11 luglio, giorno della festa.
San Benedetto
Particolare del volto
Crocifisso
Crocifisso
La cappella del Crocifisso, è in assoluto il luogo più sacro della Chiesa, poiché, vi si ripone il Santissimo Sacramento.
Questo piccolo santuario conserva inoltre le testimonianze storico artistiche e devozionali più importanti della comunità.  Il Crocifisso è l’elemento che domina nell’ambiente. Quest’opera lignea, di eccezionale fattura ed espressività, risale al secolo XIII, con rifacimenti del ‘600. Un particolare che va notato è nell’addome del Cristo. Quelle che a prima vista sembrano normali rigonfiature, dovute allo spasimo della crocifissione,  sono invece particolari del volto di Dio Padre incarnato nel Figlio sofferente. Questa particolare forma di arte e devozione, era abbondantemente sviluppata nei Crocifissi dell’epoca medioevale. La grande nicchia che contiene il Crocifisso è decorata, come il resto della cappella, da fregi floreali in stucco applicati all’inizio del ‘900. L’altare è forse il più sobrio della chiesa, sia per le decorazioni che per il materiale utilizzato. Le fasce sono decorate da dipinti monocromi con simboli eucaristici. Il tabernacolo a forma circolare con cupola è abbellito da due colonnine e da ornamenti floreali. Lo sportello è impreziosito da una placca argentea con il volto dell’Ecce Homo. La mensa è sorretta da due robuste colonne scanalate che immettono nel sottostante sacello, ove è riposta l’immagine del Cristo Morto, visibile durante la settimana santa.
Crocifisso
Particolare del volto
San Leone
San Leone
Sulla parete destra è collocata la grande tela di Matteo Desiderato, del secolo XVIII, San Leone ed Eliodoro. Nella tela è raffigurato un episodio tratto dalla leggenda aurea del taumaturgo vescovo catanese. Egli si trovò a fronteggiare il mago pagano Eliodoro, avversario della chiesa e dei cristiani, dalla quale aveva ricevuto sfida. Venne arso un fuoco al centro della piazza di Catania, e il vescovo venne invitato a passarlo insieme al mago, chi dei due ne fosse uscito illeso, sarebbe stato colui che era nel giusto. San Leone oltrepassò le fiamme, mentre il mago Eliodoro ne rimase prigioniero. La movimentata scena rappresenta proprio questo momento. La folla sbigottita assiste al rogo del mago e si stringe con paura e meraviglia attorno al vescovo, il quale impedisce al mago di divincolarsi mediante il suo pastorale, e proprio verso il pastorale sono pretese anche le mani dei personaggi del dipinto, come ad affidarsi alla guida del proprio pastore. Anche l’elefante allunga smisuratamente la proboscide per partecipare all’evento. L’elefante rappresenta Catania, che viene liberata dal paganesimo. Anche un angelo dal cielo, messo divino, scaglia fiamme sul mago. Fa da scenografia all’evento l’architettura vaccariniana del duomo di Catania e la mole del castello Ursino.
San Leone
San Leone
Santa Maria di Licodia
L'Icona nel tronetto ligneo rococò
All’angolo sinistro della cappella, è collocato il tronetto ligneo rococò, che contiene la venerata icona di Maria di Licodia, culto risalente alla fondazione del paese, ma che si è estinto nel dopoguerra. L’icona fu realizzata nel 1988, per iniziativa di alcuni fedeli licodiesi, come degna sostituzione del simulacro della Madonna del Robore Grosso, trafugato nel 1977. L’icona della Panaghìa Odighitria è stata scritta da un’iconografa russa del monastero cattolico di rito bizantino slavo di Uspenskij (della Dormizione) in Roma, secondo gli antichissimi canoni della tecnica all’uovo, propri dell’arte religiosa orientale.
La vergine è raffigurata come Odigitria, ossia “Colei che indica la Via”, infatti la mano della Vergine indica il Cristo, Via Verità e Vita. Oltre alla scritta Maria di Licodia, c’è un iscrizione greca, che tradotta significa, “Augusta madre di Dio guidaci nel cammino dei lupi”, ricordando così anche l’etimologia greca del nome Licodia, appunto terra dei lupi.
L’icona è stata benedetta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, durante l’udienza papale del 4 maggio 1988, alla presenza della delegazione licodiese.
Maria di Licodia
Giovanni Paolo II al termine dell'udienza si intrattiene con il Parroco Sac. Vito Rapisarda e il sindaco Pelleriti.
La Cameretta di San Giuseppe
La cameretta di San Giuseppe
Sulla parete sinistra è collocato il sacello, che contiene il venerato simulacro ligneo del Santo patrono, il Patriarca San Giuseppe.
Santa Gertrude
Santa Gertrude
Parallela al simulacro di San Benedetto, una altra importante mistica benedettina, Santa Gertrude la Grande. Il simulacro è una pregevolissima opera gotica, risalente al 1350, probabilmente eseguito in Germania, regione con cui l’abbazia intratteneva rapporti commerciali. Originariamente il simulacro doveva essere collocato nel coro della chiesa monastica, per le devozioni e meditazioni private dei Padri Benedettini.
La Santa è raffigurata con il volto soave e meditativo, le mani allargano un apertura della veste all’altezza del petto, che lascia vedere il Bambino Gesù Redentore, a significare il grande ardore che la santa nutriva verso il Signore. Come nel simulacro di san Benedetto, anche la santa è rappresentata con la cocolla. Ciò che desta l’attenzione, è la doratura della statua, la veste infatti è decorata da volute in foglia d’oro, realizzati durante il sec XVI. All’interno della statua sono conservate le uniche reliquie esistenti della santa, poiché durante la riforma protestante, il suo sepolcro venne distrutto e le reliquie disperse. 
Santa Gertrude
Particolare del volto
Sacro Cuore
Altare del Sacro Cuore
L’altare marmoreo del Sacro Cuore, è senz’altro il più bello della chiesa, dopo l’altare maggiore. Venne realizzato al posto del precedente dalle Dame Sacramentine intorno agli anni ’20 del ‘900, e si pregia del titolo di Altare Privilegiato. La nicchia che lo contiene un tempo era rivestita da marmi purpurei, oggi invece si presenta nella sua bianca sobrietà. L’altare è riccamente decorato da bassorilievi in stucco. Nella fascia sinistra sono rappresentati  tre cervi che si dissetano alla fonte della vita, nella fascia destra compaiono invece due colombe. La fonte della vita scaturisce dal tabernacolo formato da nubi e abbellito da gigli laterali. Sopra lo sportello dipinto, una putto fa da base al pellicano che si squarcia il petto per saziare i figli, allegoria di Cristo che si sacrifica per la Chiesa. La mensa è sorretta dalle teste di due angeli. Il paliotto dell’altare riporta in bassorilievo, il Sacro Cuore di Gesù che libera dal Purgatorio le anime a Lui devote, a ricordo dell’indulgenza che si lucrava in favore dei defunti, durante le celebrazioni che si svolgevano nell’altare.
La cornice della nicchia, che contiene il simulacro, è una pregevole opera lignea intagliata del ‘600, decorata da girali, ghirlande e dalla cartella con il Sacro Cuore in bassorilievo. Il simulacro in gesso, risale all’epoca della costruzione dell’altare. 
Madonna delle Grazie
Paliotto dell'altare
Madonna delle Grazie
L'altare della Madonna delle Grazie
L’altare marmoreo della Madonna delle Grazie, fu eretto per devozione negli anni ’50. Particolare e differente dagli altri per la sua forma e per la vastità di marmi utilizzati. Il tabernacolo è sorretto da  quattro colonnine in marmo nero con capitelli corinzi. Le fasce laterali riportano dei gigli in marmo bianco inseriti all’interno di figure geometriche. La mensa è sorretta da quattro colonne bianche, e il paliotto impreziosito da un disco marmoreo con il monogramma mariano.
In cima all’altare si erge il tempietto che contiene l’effige della Madonna. Una voluminoso abaco fa da base a quattro colonne in marmo nero con capitelli corinzi bianchi, reggenti la trabeazione su cui poggia il timpano spezzato decorato da volute. Il dipinto, un olio su tela eseguito dal pittore Gino Pappalardo, coevo all’altare, riproduce le fattezze della Beata Vergine delle Grazie venerata nel piccolo santuario omonimo di Catania.
Madonna delle Grazie
Particolare della tela
San Luigi Gonzaga
San Luigi Gonzaga
L’altare di San Luigi Gonzaga è il più recente della chiesa. La confraternita di San Luigi ne fu artefice nel 1957. L’altare è sobrio e solenne. Il tabernacolo è composto da quattro robuste colonnine in marmo giallo con capitelli corinzi, e completato dal timpano semicircolare in marmo rosso. Le fasce sono alleggerite da girali barocchegianti con gigli, fiore iconografico del santo. Quattro pilastri scanalati con capitelli ionici sorreggono la mensa. Il paliotto è guarnito da un bassorilievo marmoreo rappresentante l’Eucaristia che sovrasta il mondo.
Il bellissimo simulacro di San Luigi, opera di maestranze siciliane, risale al secolo XVIII. Conforme all’arte barocca, traspare nell’immagine uno spiccato e slanciato senso del movimento. Il santo indossa la cotta liturgica sopra l’abito talare gesuita. La mano sinistra regge il Crocifisso, su cui è rivolto il suo candido sguardo. I piedi calpestano un cuscino su cui poggiano la corona e un pugnale, in ricordo della rinuncia al potere temporale. Un angelo inginocchiato, regge un giglio e indica Luigi come modello di virtù e candore.
Particolare del smulacro di San Luigi
Il simulacro di San Luigi
Acquasantiera
Acquasantiera
Sotto il primo arco, adagiata al primo pilastro, un acquasantiera marmorea del secolo XVI, superstite dell’abbazia. Sul candido marmo è impressa l’immagine della Vergine col Bambino.
Madonna della Cintura
Madonna della Cintura
In sacrestia è esposta la tela della Madonna della Cintura, del secolo XVII, di scuola siciliana copia di una quattrocentesca opera di fattura marchigiana del ‘400.
La Madonna della cintura viene invocata e venerata dagli agostiniani, in ricordo dell’apparizione della Vergine a Sant’Agostino. La Madonna è assisa su un trono di nubi, nella mano sinistra regge il Bambino Gesù, con la mano destra dona la cintura a Santa Monica inginocchiata ai sui piedi. La fisionomia rimarcata di Santa Monica, fa supporre che si tratti del ritratto della committente dell’opera. Sant’Agostino è inginocchiato dal lato opposto, vestito da un ricco piviale, riceve il cuore in fiamme, suo attributo iconografico, dalle mani del Bambino. Sullo sfondo si nota una particolare vegetazione mediterranea insieme all’Etna fumante.
L'Immacolata Concezione
L'Immacolata Concezione
Il simulacro della Vergine Immacolata, viene esposto solo durante la festa liturgica. La statua fu commissionata, dalla comunità licodiese, allo scultore catanese Francesco Lo Turco, che idealizzò e terminò il lavoro nel 1753, come è segnato alla base del simulacro. Come vuole la tradizione iconografica, la Madonna è rappresentata in piedi, con le mani unite sul petto. Sulla veste bianca è avvolto un mantello rigonfio color cielo, trapuntato da auree stelle. I piedi poggiano su una nuvola da cui esce la mezza lune e calpestano il demonio sotto forma di serpente. Il volto della Madonna, incorniciato da morbidi e neri capelli, ha un espressione ed una fisionomia molto popolare, ciò ha fatto supporre che l’autore abbia preso come modella una massaia del posto, anche le mani ruvide e tozze, avvalorano la tesi. Il simulacro assume così un affascinante aspetto popolare, e si allontana dalle auliche rappresentazioni della Madonna, conferendole grande umanità.
La Vergine Immacolata veniva venerata su un altare della chiesa dei PP Benedettini. Nel 1883 il popolo licodiese, restaurò il simulacro. Negli anni trenta venne sostituito da una nuova immagine, contro il volere del cardinale arcivescovo Giuseppe Francica Nava, per le sue condizioni precarie, e venne trasferito nella chiesa di Contrada Cavaliere, dove negli anni ‘40 subì un ulteriore rifacimento pittorico. Il pensante simulacro della Madonna veniva solennemente condotto in processione il Lunedì di Pasqua, per devozione dei massai abitanti della zona. Quando negli anni '80, venne ricostruita la chiesa, il simulacro venne abbandonato all'incuria e alle intemperie per più di 20 anni. Nel 2004, dopo un lungo lavoro di restauro. è ritornato nella Chiesa Madre dove i fedeli licodiesi, lo venerano ogni anno l'8 dicembre.
L'Immacolata Concezione
L'immacolata prima del restauro
Annunciazione
L'Annunciazione
Oltre le opere menzionate la chiesa, possiede altri notevoli dipinti quali;
L’Annunciazione, o Vergine Orante, olio su tela del secolo XVII, rappresenta la Vergine Maria raccolta in preghiera, e lo Spirito Santo che aleggia su di lei.
Gesù Bambino
Gesù Bambino
Gesù Bambino, piccola tela ad olio del secolo XVII, in cui è rappresentato in Bambinello, deposto nella mangiatoia. Probabilmente si tratta di un frammento di una tela di dimensioni maggiori.
Addoloratina
L'Addoloratina
L’Addoloratina, nome attribuito alle sue piccole dimensioni, olio su tela del scolo XVIII, di scuola siciliana, un tempo esposta ai piedi del Crocifisso.
San Luigi
San Luigi
San Luigi, olio su tela del ‘700.  Ritrae il santo gesuita, in atteggiamento meditativo e penitente sull’immagine del crocifisso. Presenti anche gli attributi iconografici del santo quali, il teschio, la corona e il giglio.
Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate
Sant’Antonio Abate, olio su tela settecentesco di scuola popolare. Il grande asceta è rappresentato intento nelle letture bibliche. Il bastone con il campanello, è l’ elemento iconografico che permette di attribuire l’identità al santo.
Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate
prima del restauro
Santa Lucia
Santa Lucia
Santa Lucia, olio su tela del secolo XVIII, di fattura popolare e devozionali. La martire è raffigurata con il suoi attributi iconografici tradizionali, gli occhi esposti su un piattino e la palma del martirio.
Santa Lucia
Santa Lucia
prima del restauro
Gesù Bambino
Gesù Bambino
Gesù Bambino, olio su tela del ‘700, di pregevole fattura popolare, è una squisita rappresentazione devozionali del Bambino Gesù, adagiato su una roccia, allegoria di Cristo roccia di salvezza, poggiante su un terreno fiorito, rivestito di preziosi tessuti con decori in corallo, preludio alla passione. Le mani del Bambino stringono al petto la Croce e lo sguardo appare mite e meditativo.
Gesù Bambino
Gesù Bambino
prima del restauro
Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate
Oltre alle opere pittoriche si conserva un simulacro ligneo settecentesco di Sant’Antonio Abate, con decorazioni in foglia d’oro, che purtroppo ha bisogno di un urgente restauro.
La Chiesa possiede anche una vasta serie di Vasi sacri e argenti dei sec XVII-XVIII e XIX, oltre a preziosi paramenti sacri e tessuti che vanno dal secolo XVIII al XIX.
Ostensorio Reliquiario Calice Incensiere
Ostensorio Reliquiario Calice Incensiere