Santa Maria di Licodia
Cenni geografici
Santa Maria di Licodia
Santa Maria di Licodia
SANTA MARIA DI LICODIA sorge a m 442 s.l.m., sul versante sud occidentale dell’Etna. L’ abitato è attraversato in senso longitudinale dalla ex ss.121 Catania - Palermo costruita durante la dominazione Borbonica, che nel tratto che attraversa l’abitato, prende il nome di via Vittorio Emanuele. Al centro dell’abitato c’è la ferrovia Circum Etnea, nella contrada Schettino, c’è la ex ferrovia di stato.
Cenni storici

Santa Maria di Licodia, è nata sul sito della antica città di Inessa, la cui origine si fa risalire ai Sicani e la fondazione nel XII o XI secolo a.C. confermata da Polieno Macedone.
Caduta la dinastia Geloica, i catanesi che erano stati cacciati dalla loro città, colta l’occasione della disfatta di Trasibulo, vollero rientrare nella loro città aiutati da Ducezio, Principe Siculo. Marciarono quindi contro la città Etna (Catania) dove ancora abitava il figlio di Dinomeide il giovane. Vana fu la strenua difesa dei catanesi. Gli Etnei (catanesi), ottennero di potersi ritirare nella città sicula di Inessa, ed occupata nel 461 a.C., ne cambiarono il nome in quello di Etna per nostalgia della loro caduta patria da loro chiamata con il medesimo nome.
Durante l’occupazione romana la città di Etna era rinomatissima per la coltura del grano. In detto periodo abitavano nella città abili tessitori. Etna faceva parte delle città dette “Decumane”, come altre città siciliane aveva la propria zecca in grado di coniare le proprie monete. Parlano di essa gli itinerari romani, ma nessuno segna l’epoca della sua distruzione. Della città si hanno notizie sino all’epoca imperiale intorno al 117d.C.
Il nome Licodia, deriva dal greco e vuol dire, lupo o terra dei lupi, ma secondo altre opinioni significherebbe, bella vista o bella veduta, o bosco.
Esisteva, sin dall’epoca saracena, una chiesa dedicata alla Madre di Dio. In tal luogo chiamato Licodia il conte Simone di Policastro volle edificare un monastero.
Con diploma datato 6 agosto 1143, donò al Monaco Geremia Cassinese di S Agata, il monastero con tutte le terre ad esso adiacenti, con l’obbligo di renderle fruttuose, sicché il Monaco, che nell’atto di infeudazione ne aveva avuta facoltà, non esitò, a chi ne faceva domanda, a donare un pezzetto di terra da coltivare ed un piccolo spazio nelle adiacenze del monastero, per costruirvi un abitazione. Così cominciarono a sorgere le prime case in quella parte della città denominata Caselle dove ancora si nota qualche rudere risalente a quell’epoca. Così l’antica Inessa, poi Etna, venne riedificata, e dal nome del Monastero di Santa Maria, e da quello della contrada Licodia, si chiamò Santa Maria di Licodia.
Per privilegio del vescovo Ruggero, nel dicembre del 1205, il monastero di Santa Maria di Licodia, nella persona del suo priore fra Pietro Celio, già monaco di S. Agata, veniva innalzato alla dignità abbaziale, con facoltà ai successivi Abati di far uso della mitria, dell’anello e del baculo. Nel medesimo tempo veniva assegnato al monastero, il priorato di San Leone del Panacchio, nelle adiacenze di Nicolosi, con le sue pertinenze, di cui l’abate sarebbe stato priore per diritto. Da questo momento la storia dei tre cenobi benedettini, sull’Etna, vede il prevalere di quello di Santa Maria di Licodia, sede abbaziale, il quale ha sott’ordine i due monasteri di San Leone e San Nicolò.
Nel 1329, Federico II Re di Sicilia, e la Regina Eleonora, sua consorte, esonerò il monastero di Licodia da qualsiasi soggezione alla curia reggia e lo arricchì di altri beni, come risulta da un diploma, dato in Catania il 15 gennaio 1334. Ed indi Pietro II, figlio di Eleonora, per diploma del 10 novembre 1341, dato in Messina, confermando il fatto materno, liberò quel monastero da ogni tassa imposta e da imporsi in futuro.
Tali concessioni e donazioni venivano approvate per bolla di Clemente VI sotto la data 11 gennaio e 15 marzo 1347. Dette elargizioni vennero pure confermate da Re Martino I in Catania, il 20 agosto  1392.
Nel 1336 l’abate Jacopo de Soris, con un decreto del marzo 1344 trasferì il monastero più a nord, ossia nell’ attuale sito, dove era la sua residenza, e il quel periodo il casale ebbe uno sviluppo  tanto da distinguersi in due siti, Licodia Vetus e Licodia Nova.
Nel 1358 al monastero veniva aggiunto, il priorato di Santa Maria del Robore Grosso presso Adrano, altre donazioni furono, quelle del feudo di Granieri  e quella di Isolda Carobene e Landolina nell’isola di Malta.
Il Pontefice Eugenio IV, con la sua bolla del 1443 liberava l’abbazia

“AB SINGOLIS CAMERAE APOSTOLICÆ DECIMUS,
SUBSIDIS ATQUE ONERIBUS”

Il Pontefice medesimo, concepì l’ idea di ammettere all’abbazia, anche il monastero paternese di Santa Maria della Valle di Giosafat.
L’abate fra Mauro Truglio, promosse la creazione di una Congregazione Benedettina Sicula, la quale fu approvata dalla sede apostolica nel 1483 sotto il titolo di Società Sicula di San Benedetto, dal pontefice Sisto IV.
Con l’edificazione del grande monastero di San Nicolò l’Arena di Catania, nel  1515, 1520 e 1521,  il priorato si trasferì dalla sede di Licodia a quella di Catania, nella casa di madre rimasero pochi monaci, ma l’abate mantenne il titolo di Santa Maria di Licodia e San Nicolò l’Arena, fino alle leggi soppressive del 1884, che confiscarono i beni alla Chiesa e ai monasteri, l’abate di Catania mantenne questo titolo. Ultimo di essi fu il Beato Giuseppe Benedetto Dusmet (1818-1894), che per ben due volte visitò il paese, la prima durante l’epidemia colerica del 1867, e la seconda nel 1878, quando concesse di celebrare la festa del Santo Patrono l’ultima domenica di Agosto.
Nel 1817 S. Maria di Licodia divenne una borgata dipendente da Paternò, il paese reclamò la sua autonomia, ma le sue lamentele vennero ignorate per ventitré anni, ma per decreto di Ferdinando II del 20 agosto del 1840, dal I gennaio 1841 venne elevato a comune autonomo e indipendente da Paternò. Dal 1841 si dovette sostenere una lite col comune di Paternò per la cessione del territorio, che si concluse l’8 aprile 1878.
Per tutto il novecento il paese visse e condivise le sorti dei centri limitrofi. La seconda guerra mondiale, non passò inosservata, anche se i bombardamenti non causarono numeri elevati di vittime, la popolazione infatti aveva trovato scampo nella fuga verso le vigne.
La storia recente, ha visto il paese in continuo sviluppo demografico ed economico, grazie anche alla produzione di agrumi e di oliva, che gli ha dato il toponimo di Città dell’olio d’oliva.